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Il diritto alla distanza, che unisce

// Tilia //
Gli spazi personali sono importanti, regalano nuove storie da raccontare e aggiungono aria fresca al rapporto.
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Quando eravamo ancora “fidanzati” da poco e senza figli, lui mi dice che vuole fare una vacanza da solo con gli amici. Sapevo che aveva pieno diritto di partire, ma all’epoca l’avevo presa male. “È così bello fare tutte le cose insieme, persino scegliere la pasta al supermercato...”. Oggi, invece, (dopo quasi vent’anni di matrimonio e tre figli) penso che quello spazio solo per lui, e quegli spazi sacrosanti che poi mi sono presa anch’io, solo per me, siano sani e un investimento per il noi.
Avere spazi propri significa poter coltivare passioni personali senza diventare ossessivi: lui che parte per una domenica di pesca, io che vado a una lezione di tango. Significa uscire da soli, leggere libri diversi, ridere di cose che l’altro non capisce. È aggiungere aria fresca al rapporto. Lo spazio personale regala nuove storie da raccontare: lui torna dalla giornata di pesca con aneddoti epici da documentario, per non dire improbabili: “Amore, non sai cosa mi è successo... ho pescato una trota e poi ho dovuto imparare a sopravvivere (nemmeno fosse Bear Grylls), usando solo un ramo, due sassi e il mio panino al salame”. Mentre io torno dalla mia lezione di tango con una nuova postura e un sorriso diverso. Ed entrambi torniamo con qualcosa di nuovo da condividere.

Sempre quando eravamo fidanzati, andavamo da Blockbuster a scegliere una videocassetta. Io volevo film con una trama e un po’ di dramma, lui solo azione e tante spade laser... il risultato era che uscivamo, magari dopo due ore, senza nessun film, ma con un sacco di patatine ed enormi barattoli di gelato. Oggi, i nostri gusti personali in quanto a film non sono certo cambiati, ma noi ci siamo evoluti (guadagnandoci inoltre in dentista e nutrizionista): ognuno va al cinema con i propri amici o con uno dei figli. Di solito, così suddivisi: lui e il figlio maschio a vedere cose che esplodono, io e le mie figlie femmine a emozionarci fino alle lacrime. Meno male che ci sono i documentari, i cartoni animati o certe serie divertenti che ci trovano tutti d'accordo sul divano a rimpinzarci di popcorn.

In fondo, avere spazi propri non significa allontanarsi, ma arricchirsi. È uno degli ingredienti che rende il piatto più saporito. E poi, ogni tanto, lasciarlo andare in vacanza con gli amici... è il miglior regalo che possiamo farci.

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Intersessuali ovvero: I come ignoti

// Cristina Pelagatti | Centaurus //
Il Consiglio d’Europa ha adottato una raccomandazione per proteggere i diritti umani delle persone intersex che fin dall’infanzia vengono private della libertà di essere quello che sono
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Ci sono persone talmente prive di diritti che sono ignote, non solo alla maggioranza della popolazione ma anche agli individui che sono designati a prendere decisioni che le riguardano. Si tratta delle persone intersex. La stampa si è interessata al tema nell’estate 2024, grazie alla partecipazione alle Olimpiadi della pugilessa algerina Imane Khelif, persona che sarebbe (l’atleta non ha mai confermato) intersex, aprendo la strada a un dibattito pubblico che definire esemplificativo del dilagare dell’analfabetismo funzionale sarebbe riduttivo. Si sono visti ministri della Repubblica criticare il Comitato Olimpico per aver ammesso “pugili trans” (Matteo Salvini) o esternare preoccupazione perché “a pugili uomini che si identificano come donne” è permesso combattere in gare di pugilato femminili (Eugenia Roccella). Le persone intersex sono persone nate con caratteristiche atipiche nel corpo (genitali esterni o interni) o con variazioni a livello genetico/cromosomico o negli ormoni che non permettono loro di rientrare nel sistema binario “sesso maschile o femminile”. L’intersessualità è quindi una condizione naturale, non una malattia, riguarda dall’1,7% al 2% della popolazione mondiale che ha una delle oltre 20 variazioni intersex, dalla sindrome di Turner alla sindrome di Morris. Sebbene la maggior parte delle variazioni intersex non sia dannosa, veniva considerata una patologia da correggere subito e veniva consigliato ai genitori di figli intersessuali, ancora bambini, di far loro subire interventi chirurgici per adattare le loro caratteristiche fisiche alla categoria in cui genitori o sanitari avevano deciso dovessero rientrare, creando danni fisici e psicologici irreversibili. Le linee guida di studiosi e attivisti oggi consigliano ai genitori ben altri approcci, ad esempio assegnare un genere senza fare interventi e poi accettare che intorno ai 3 anni il figlio possa cominciare ad indicare la propria identità di genere ed essere disposti a cambiare l’assegnazione quando la sua volontà sarà palese e coinvolgerlo sempre nelle decisioni mediche. L’approdo sarebbe arrivare a considerare l’intersessualità una naturale variazione del sesso biologico. A inizio ottobre 2025 il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa ha adottato la raccomandazione “CM/Rec(2025)7”, il primo strumento giuridico internazionale dedicato nelle specifico ai diritti umani delle persone intersex, adottata dai 46 stati membri dei Consiglio d’Europa. Si raccomanda ai governi di elaborare norme e politiche che proibiscano interventi medici senza consenso e che eventuali interventi su bambini intersex vengano posticipati a quando i bambini saranno in grado di decidere per loro stessi, di garantire un accesso equo all’assistenza sanitaria e di proteggere le persone intersex da esclusione, violenza e discriminazione. Si tratta di un passo enorme per far si che quella “I” di intersessuali nell’acronimo LGBTQIA+ smetta di essere sinonimo di invisibilità e diventi la rivendicazione del diritto ad essere liberamente quello che si è.