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Intersessuali ovvero: I come ignoti
// Cristina Pelagatti | Centaurus //
Il Consiglio d’Europa ha adottato una raccomandazione per proteggere i diritti umani delle persone intersex che fin dall’infanzia vengono private della libertà di essere quello che sono

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Ci sono persone talmente prive di diritti che sono ignote, non solo alla maggioranza della popolazione ma anche agli individui che sono designati a prendere decisioni che le riguardano. Si tratta delle persone intersex. La stampa si è interessata al tema nell’estate 2024, grazie alla partecipazione alle Olimpiadi della pugilessa algerina Imane Khelif, persona che sarebbe (l’atleta non ha mai confermato) intersex, aprendo la strada a un dibattito pubblico che definire esemplificativo del dilagare dell’analfabetismo funzionale sarebbe riduttivo. Si sono visti ministri della Repubblica criticare il Comitato Olimpico per aver ammesso “pugili trans” (Matteo Salvini) o esternare preoccupazione perché “a pugili uomini che si identificano come donne” è permesso combattere in gare di pugilato femminili (Eugenia Roccella). Le persone intersex sono persone nate con caratteristiche atipiche nel corpo (genitali esterni o interni) o con variazioni a livello genetico/cromosomico o negli ormoni che non permettono loro di rientrare nel sistema binario “sesso maschile o femminile”. L’intersessualità è quindi una condizione naturale, non una malattia, riguarda dall’1,7% al 2% della popolazione mondiale che ha una delle oltre 20 variazioni intersex, dalla sindrome di Turner alla sindrome di Morris. Sebbene la maggior parte delle variazioni intersex non sia dannosa, veniva considerata una patologia da correggere subito e veniva consigliato ai genitori di figli intersessuali, ancora bambini, di far loro subire interventi chirurgici per adattare le loro caratteristiche fisiche alla categoria in cui genitori o sanitari avevano deciso dovessero rientrare, creando danni fisici e psicologici irreversibili. Le linee guida di studiosi e attivisti oggi consigliano ai genitori ben altri approcci, ad esempio assegnare un genere senza fare interventi e poi accettare che intorno ai 3 anni il figlio possa cominciare ad indicare la propria identità di genere ed essere disposti a cambiare l’assegnazione quando la sua volontà sarà palese e coinvolgerlo sempre nelle decisioni mediche. L’approdo sarebbe arrivare a considerare l’intersessualità una naturale variazione del sesso biologico. A inizio ottobre 2025 il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa ha adottato la raccomandazione “CM/Rec(2025)7”, il primo strumento giuridico internazionale dedicato nelle specifico ai diritti umani delle persone intersex, adottata dai 46 stati membri dei Consiglio d’Europa. Si raccomanda ai governi di elaborare norme e politiche che proibiscano interventi medici senza consenso e che eventuali interventi su bambini intersex vengano posticipati a quando i bambini saranno in grado di decidere per loro stessi, di garantire un accesso equo all’assistenza sanitaria e di proteggere le persone intersex da esclusione, violenza e discriminazione. Si tratta di un passo enorme per far si che quella “I” di intersessuali nell’acronimo LGBTQIA+ smetta di essere sinonimo di invisibilità e diventi la rivendicazione del diritto ad essere liberamente quello che si è.

