Vorworte

Arno Kompatscher, Landeshauptmann

Gesetze bilden das Fundament unserer Gesellschaft – sie schützen individuelle Rechte, können aber auch ausschließend wirken. Im Laufe der Geschichte gab es immer wieder Menschen, welche die zu ihrer Zeit geltenden gesellschaftlichen und rechtlichen Grenzen hinterfragten und sich für mehr Gerechtigkeit und Chancengleichheit einsetzten. Eine von ihnen war Amalia Fleischer: 1935 durchbrach sie eine gläserne Decke und wurde als erste Frau in das Berufsalbum für Advokaten aufgenommen – ein Meilenstein in einer konservativ geprägten juristischen Welt.

I diritti delle donne sono diritti umani. Eppure, in molte parti del mondo, le donne continuano a subire violenze di genere, discriminazioni o non possono decidere liberamente del proprio corpo. Una de chësta persones ie stata Amalia Fleischer: tl 1935 àla superà n rëm y ie unida tëuta su coche prima ëila tl orden prufesciunel di aucac – n gran travert te n mond scialdi cunservatif.

Die aktuelle Ausgabe der ERES beleuchtet vielfältige Aspekte des Themas (Frauen-)Rechte und lädt dazu ein, sich kritisch und bewusst damit auseinanderzusetzen.

Vorworte

Nadia Mazzardis, Vicepresidente

È facile indignarsi contro il patriarcato quando ha il volto di chi picchia, insulta, domina. Più difficile quando si presenta con modi gentili, col sorriso del “buon padre di famiglia”, premuroso che “aiuta” in casa e butta via la spazzatura, lasciando credere che basti qualche gesto di bontà individuale a negare un sistema ingiusto. È così che il patriarcato diventa amabile: quando non lo si riconosce più. Finché noi donne continueremo a essere celebrate per la cura, la dedizione, o l’aspetto fisico, ma non per l’autonomia, l’autorevolezza e la libertà, il patriarcato proseguirà comodo.

I diritti non sono una questione di bontà, non dipendono dal carattere dei singoli, bensì da un equilibrio di potere che la società e la politica hanno il dovere di ribilanciare. Non sono un dono: sono una conquista collettiva. E per mantenerli noi donne sappiamo che dobbiamo essere scomode, smettendo di credere che “se sei brava ce la fai” e riconoscendo che le dis-pari opportunità sono parte di una storia collettiva. Mentre per gli uomini è ora di entrare nella stanza della consapevolezza del proprio privilegio e solo da lì far nascere un nuovo patto: non di concessioni, ma di responsabilità condivise.