Intervista

Il desiderio non ha età

// Alessia Galeotti //
Per decenni ha imparato a tacere. A non parlare del corpo, del piacere, della menopausa, della mancanza di desiderio o, al contrario, della sua presenza inattesa anche in vecchiaia. Oggi ha 84 anni, vive in una casa di riposo di Bolzano e accetta di raccontarsi in forma anonima. Lo fa con pudore, abbassando spesso la voce, ma anche con una sorprendente lucidità.
© Luigi Ritchie - unsplash
Nelle sue parole c’è il ritratto di una generazione cresciuta nell’idea che la sessualità femminile debba restare invisibile: prima dovere coniugale, poi silenzio. Eppure il bisogno di contatto, affetto e intimità - racconta - non scompare con l’età. A sparire, semmai, è lo spazio per dirlo senza vergogna.
Parlare di sessualità le crea imbarazzo?
Sì, ancora oggi. Sono cresciuta in un’epoca in cui certe cose non si dicevano nemmeno tra amiche. Figuriamoci parlare di desiderio, di piacere o del proprio corpo. Da giovani il sesso era quasi un dovere matrimoniale, non qualcosa su cui riflettere o da vivere liberamente. Anche adesso, a 84 anni, mi viene spontaneo abbassare la voce quando ne parlo. È come se dentro di me fosse rimasta l’idea che una donna “perbene” non debba parlare di queste cose.
Con le sue amiche affrontavate mai questi temi?
Mai apertamente. Si parlava dei figli, della casa, dei mariti, ma non di quello che succedeva in camera da letto. Se una aveva problemi, se li teneva per sé. E anche oggi è così. In casa di riposo si scherza magari sugli uomini o sui ricordi della giovinezza, ma poi nessuna racconta davvero cosa prova o cosa le manca. Molte fanno finta che certi bisogni non esistano più.
Com’era vissuta la menopausa nella sua generazione?
Come qualcosa da sopportare in silenzio. Nessuno ti spiegava niente. Ricordo vampate, nervosismo, insonnia… ma pensavo fosse normale e basta. Non c’erano medici che parlavano apertamente di menopausa, né programmi in televisione o articoli sui giornali. Oggi vedo che le donne sono più informate, e secondo me è una fortuna enorme.
La menopausa ha cambiato anche la sua sessualità?
Sì, molto. Il desiderio è cambiato, ma non è sparito. Però il corpo cambia: c’è più secchezza, più fastidio, e questo influisce anche sulla voglia. Per tanti anni ho pensato che fosse inevitabile rinunciare. Solo più tardi ho scoperto che esistevano creme, cure, aiuti. Ma nella mia generazione molte non chiedevano nulla per pudore, quasi fosse una colpa voler stare bene anche da quel punto di vista.
Con suo marito riusciva a parlare di desiderio e difficoltà?
Non molto. Ci volevamo bene, siamo stati insieme tutta la vita, ma certe parole non facevano parte del nostro matrimonio. C’era affetto, complicità, tenerezza. Però parlare apertamente di sessualità era difficile anche per lui. Gli uomini della sua generazione non erano abituati a confrontarsi su queste cose.
Il desiderio esiste anche nella terza età?
Certo che sì. Magari cambia forma. Non è come a trent’anni, ma il bisogno di contatto, di sentirsi desiderate, di avere intimità non sparisce. Sparisce piuttosto lo spazio per dirlo. La società pensa che gli anziani non abbiano più una vita affettiva o sessuale. Ma siamo persone fino all’ultimo giorno.
Anche l’autoerotismo resta un tabù?
Molto. Per una donna della mia età è quasi impensabile ammetterlo. Eppure il corpo resta vivo. Credo che tante donne abbiano avuto momenti di intimità con sé stesse senza mai chiamarli così, senza mai parlarne. Ci hanno insegnato che il piacere femminile era qualcosa da nascondere, quasi una vergogna.
Dopo la morte di suo marito è cambiato il modo di vivere il corpo e l’affettività?
Sì. All’inizio senti soprattutto il vuoto della persona, della quotidianità. Poi però ti rendi conto che manca anche il contatto fisico: una carezza, dormire accanto a qualcuno, sentirsi abbracciate. Sono cose di cui gli anziani non parlano perché sembra quasi sconveniente avere ancora questi bisogni.
Perché secondo lei è importante affrontare questo tema oggi?
Perché il silenzio fa sentire sbagliate tante donne. Se a 70 o 80 anni provi ancora desiderio pensi quasi di doverti vergognare. Invece il corpo cambia, ma non smette di sentire. E parlarne aiuterebbe anche a vivere meglio certe difficoltà fisiche o emotive senza sentirsi sole. Nessuna donna dovrebbe sentirsi “finita” solo perché invecchia.
Amore e sessualità nella terza età: la campagna in Alto Adige


Parlare di amore, desiderio e intimità nella terza età resta ancora un tabù. Eppure il bisogno di affetto, vicinanza e contatto non scompare con gli anni. Proprio per questo, in Alto Adige è stata promossa una campagna di sensibilizzazione dedicata al tema della sessualità nelle persone anziane, accompagnata da incontri pubblici, proiezioni cinematografiche e da un opuscolo informativo distribuito anche negli ambulatori medici.

L’obiettivo è semplice ma ancora rivoluzionario: ricordare che la sessualità fa parte della vita in ogni fase dell’esistenza. Non solo come rapporto fisico, ma anche come bisogno di tenerezza, relazione, ascolto e identità personale.

L’opuscolo affronta temi spesso ignorati, come il cambiamento del corpo con l’età, il desiderio nella terza età, i pregiudizi sociali e il diritto degli anziani a vivere liberamente la propria affettività. Un messaggio importante soprattutto per le donne, cresciute in generazioni in cui parlare di piacere o bisogni emotivi era spesso motivo di vergogna.

Affrontare questi temi apertamente significa anche contrastare solitudine, isolamento e stereotipi. Perché il diritto all’intimità non ha scadenza.

No woman - No panel

Drei Frauen, ein starkes Zeichen

// Kathinka Enderle //
Erstmals stehen mit Direktorin Susanne Huber, Obfrau Paulina Schwarz und Aufsichtsratspräsidentin Evelyn Reich drei Frauen an der Spitze der Raiffeisenkasse Etschtal. Im genossenschaftlichen Bankenwesen in Italien ist diese Konstellation außergewöhnlich. Für Paulina Schwarz ist sie nicht nur eine personelle Besonderheit, sondern ein Bild mit Strahlkraft. Es soll Frauen ermutigen, Verantwortung zu übernehmen, sich Wahlen zu stellen und Ämter anzunehmen.
Drei Frauen prägen die Führung der Raika Etschtal, vlnr.: Direktorin Susanne Huber, Obfrau Paulina Schwarz und Präsidentin des Aufsichtsrates Evelyn Reich © Raiffeisenkasse Etschtal
Dass drei Frauen an der Spitze einer Bankgenossenschaft im Jahr 2026 noch immer ungewöhnlich wirken, liegt für Schwarz an gewachsenen Strukturen. „Die Führungsgremien sind traditionell mit Männern besetzt, weswegen bereits wenige Frauen an der Spitze auffallen“, sagt sie. „Umso mehr, wenn gleich drei Frauen in solche Spitzenpositionen gewählt bzw. ernannt werden.” Hier setzt für Schwarz die Wirkung dieser Dreierspitze an. „Ich persönlich zähle auf die Strahlkraft der Bilder“, erklärt Schwarz. „Frauen sollen sich angesprochen fühlen, sich Wahlen zu stellen und auch die Herausforderungen von Ämtern annehmen. Manchmal benötigt es anfangs ein Quäntchen Mut.”
Rollenbilder wirken weiter
Traditionelle Rollenbilder prägen Karrieren von Frauen bis heute, nicht nur in der Bankenwelt. Für Schwarz sind sie eines der Hauptthemen: „Generell bestehen verfestigte Bilder in unserer Gesellschaft. Diese Rollen werden unbewusst aber von vielen mitgetragen, z.B. werden fast ausschließlich Frauen in Führung nach der Vereinbarkeit ihres Berufs mit jenem des Privatlebens gefragt, nicht aber Männer in vergleichbaren Positionen.“ Schwarz selbst habe auf ihrem Weg bei Raiffeisen viel Unterstützung erhalten, „vor allem auch von Männern“. Das Thema Frau sei in ihrem Beruf selten ein Thema gewesen. Als sie sich vor 30 Jahren erstmals der Wahl in einen Verwaltungsrat stellte, habe sich eine Chance ergeben: Die damalige Raiffeisenkasse Mölten suchte bewusst junge Mandatar*innen mit Bildungshintergrund. „Es müssen sich Chancen bieten, man sollte diese aber auch mutig annehmen“, sagt Schwarz.
Mut zur Verantwortung
Jungen Frauen empfiehlt Schwarz, sich zunächst ehrlich zu fragen, ob sie diesen „Weg nach oben“ gehen möchten: „Wenn ja, braucht es Mut und Selbstvertrauen. Wichtig ist, sich von Rückschlägen nicht entmutigen zu lassen, Chancen zu erkennen und diese auch zu nutzen. Die Freude an der eigenen Tätigkeit bildet dabei eine wichtige Voraussetzung.” Von der neuen Dreierspitze der Raiffeisenkasse Etschtal erhofft sich Schwarz eine starke Signalwirkung. Ihr Wunsch: „Ich hoffe, dass sich in Zukunft mehrere Direktorinnen und Obfrauen in den Genossenschaftsbanken ergeben werden. Darüber hinaus wünsche ich mir, dass viele Frauen in Genossenschaften den Mut aufbringen, Verantwortung zu übernehmen.”
Zuspruch habe sie bereits aus ihrem Netzwerk iDEE in Rom, der Vereinigung der Frauen im italienischen Genossenschaftskreditwesen, erhalten. Das zeige, dass diese Konstellation über Südtirol hinaus wahrgenommen wird. Gleichzeitig betont Schwarz, dass Verwaltungs- und Aufsichtsräte Kollegialorgane sind. Entscheidungen würden gemeinsam getroffen, von Männern und Frauen, im gegenseitigen Respekt und im konstruktiven Austausch. Denn, so Schwarz: „Erst viele verschiedene Sichtweisen führen zum Erfolg.“