Sie sind DJs*, Wissenschaftlerinnen und Baggermechanikerinnen, sie sind Iron Woman, Gefängnispolizistinnen und Selbstverteidigerinnen. Und sie sprengen Erwartungen, nehmen neue Rollen ein und interpretieren alte Rollen neu, wie junge Ordensfrauen. Damit aber übernehmen sie – oft unbewusst – eine der wichtigsten Rolle überhaupt: Sie sind Vorbilder. Vorbilder für Mädchen und junge Frauen, die nach ihrer Rolle in der Gesellschaft suchen, die ihre Hüte selbstbestimmt wählen und die somit den Mut aufbringen, ihren eigenen Weg – und damit neue Wege – zu gehen. Barbara Stürz, Roberta Bifolchetti, Helene Pichler, Silvia Barducci, Ruth Sonnenschein, Silvana Vetere und Gudrun Leitgeb sind Frauen, die mit gesellschaftlichen Erwartungen brechen, aber auch Männer fallen „aus der Rolle“, setzen vermeintlich weibliche Hüte auf und brechen damit mit Geschlechterklischees und Rollenbildern, wie Entbindungspfleger Riccardo Federle. Auf den nächsten Seiten stellt die ëres diese außergewöhnlichen Menschen und ihre Werdegänge vor. Es sind Menschen, die Mut machen. Zählt es am Ende nicht vielmehr, dass der Hut passt?
DJ mit Mission: Barbara Stürz mischt als Mystica und Babs Bunny die Szene auf

Barbara Stürz, alias Mystica & Babs Bunny / © Heinrich von Kastellatz
„Du bist so fanatisch auf diese Musik, mach was daraus!“ Diese Prophezeiung legte den Grundstein für den Weg der Aldeinerin Barbara Stürz. 2014 begann sie Progressive Trance aufzulegen, und wählte den Künstlernamen Mystica. Doch sie blieb nicht in einer Schublade: Eine Anfrage für House und Techno entfachte – trotz anfänglicher Skepsis – ein zweites Feuer. „Jemand setzte mir Hasenohren auf, ein anderer rief mir ‚Hey, Babs Bunny‘ zu – der Name blieb hängen und gefiel mir“, lacht sie. So wurde Babs Bunny geboren.
Heute gibt sie ihr Wissen weiter. In der Basis Vinschgau begeisterte sie in mehreren Kursen Frauen für das Mischpult, woraus das Kollektiv Beats Babes entstand. Am 7. März feierten sie in der Basis ihre gemeinsame Premiere. „Die Mädels, die bei allen Kursen dabei waren, haben aufgelegt und sie haben unglaubliches Potenzial“, schwärmt sie.
Sie fördert den Zusammenhalt unter Frauen. Dies erlebt sie in verschiedensten DJ-Gruppen im In- und Ausland, in denen Frauen sich gegenseitig unterstützen. „Wir Frauen schanzen uns auch gegenseitig Aufträge zu.“ Neid und Missgunst sind ihr fremd – ganz im Gegensatz zum harten Konkurrenzkampf, den sie oft in der männerdominierten Szene erlebt.
Als Mystica und Babs Bunny wird Barbara Stürz dieses Jahr noch öfters hinter den Decks stehen. Auch die weitere Entwicklung der frisch geborenen Beats Babes verspricht noch einige Highlights.
* Der Begriff „DJ” ist genderneutral. Immer mehr weibliche Acts lehnen die Bezeichnung „DJane” ab, da sie als stigmatisierende Verniedlichung oder gar als sexistisch empfunden wird und von der fachlichen Kompetenz ablenkt.
In divisa dietro le sbarre

Roberta Bifolchetti, assistente capo della polizia penitenziaria / Roberta Bifolchetti in divisa © Alessia Galeotti
"A Bolzano guida l’ufficio segreteria del carcere di Bolzano, ma dietro la scrivania c’è una storia che parla di determinazione e senso della divisa. Roberta Bifolchetti, 43 anni, originaria di Napoli, è assistente capo della polizia penitenziaria. È anche mamma di un bambino di quattro anni e compagna di un collega: una vita divisa tra lavoro e famiglia che, racconta, riesce a gestire con serenità anche grazie all’organizzazione degli uffici.
Il suo percorso in uniforme inizia presto. A 22 anni si arruola nell’esercito, in un periodo in cui la presenza femminile nelle forze armate era ancora una novità. “Erano gli inizi per le donne: se sceglievi quella strada, dovevi dimostrare di meritartela ogni giorno.” A 26 anni entra nella polizia penitenziaria. “Ho sempre sognato la divisa per senso di giustizia. La indosso con orgoglio, anche se a volte ne sento il peso.”
In carcere, spiega, il rispetto delle regole e dei ruoli è fondamentale. Ma lo è anche l’approccio umano. “Il detenuto qui è spogliato della sua armatura. Bisogna trattare tutti allo stesso modo, a prescindere dalle scelte che li hanno condotti fin qui.”
Nella casa circondariale di via Dante le donne della penitenziaria sono una decina e ricoprono quasi tutti i turni, compresa la vigilanza armata sul muro esterno. “Siamo molto importanti anche nei colloqui con i familiari, dove serve sensibilità per gestire situazioni spesso traumatiche.”
Non sempre è semplice. Alcuni detenuti, per ragioni culturali, faticano a riconoscere il ruolo di una donna ma il cambiamento è in corso.
E cambia anche la missione del corpo. “Non siamo semplici guardiani. Oggi la polizia penitenziaria è in prima linea nel percorso di rieducazione del detenuto.”
Praxisorientiert forschen, um etwas voranzubringen

Ruth Sonnenschein, Senior Researcherin / © Judy Board
Ruth Sonnenschein lebt seit 2012 in Südtirol, wo sie als Senior Researcherin am Institut für Erdbeobachtung der Eurac in Bozen tätig ist. Aufgewachsen am Bodensee, promovierte sie an der Humboldt-Universität zu Berlin, bevor sie durch Zufall nach Südtirol kam.
In ihrer Forschung zum Landnutzungsmonitoring – das sowohl Wälder als auch Grünland umfasst – schlägt sie die Brücke zwischen Wissenschaft und Praxis. „Ich liefere Basisinformationen und arbeite eng mit den Ämtern zusammen. So übermittle ich dem Forstamt beispielsweise Daten zur Ausbreitung des Borkenkäfers und kartiere den Zeitpunkt der Mahd in Südtirols Wiesen, was auch für das Landwirtschaftsamt interessant ist“, erklärt sie. Ein Thema liegt ihr dabei besonders am Herzen: „Vogelschutz hat keine große Lobby, doch mittlerweile gibt es in Südtirol Gebiete, in denen bodenbrütende Arten geschützt werden.“
Ruth Sonnenschein schätzt diese Wirksamkeit: „Es ist schön, wenn durch die Arbeit etwas weitergebracht wird.“ Kritisch blickt sie jedoch auf die Strukturen im Wissenschaftsbetrieb, in dem gewissenhafte Arbeit oft weniger zählt als Selbstdarstellung: „Wenn du gut reden kannst, kommst du weit, als Mann noch mal weiter.“
In ihrer langjährigen, wissenschaftlichen Arbeit beobachtet sie immer wieder, dass Frauen ab einem bestimmten Bildungsniveau häufiger ignoriert werden: „Als Frau fällt es schwerer, wahrgenommen zu werden, da Männer gerne unter sich bleiben. Nicht jede Frau ist bereit, den Preis für Sichtbarkeit zu zahlen.“ Frauen werden leichter übersehen, weil sie nicht Teil der informellen Männernetzwerke sind – oder wie sie es nennt: „nicht zu den Schulterklopffreunden zählen“.
Dove nasce la vita, oltre ogni stereotipo: la scelta controcorrente di un osterico

Riccardo Federle, ostetrico / © privat
La cura “Non è stata una scelta così consapevole all’inizio.” A raccontarlo è Riccardo Federle, un ostetrico che, quasi per caso, si è avvicinato a una professione ancora oggi considerata insolita per un uomo. “Alle superiori non si è davvero pronti a decidere. Avevo una compagna che voleva fare l’ostetrica… l’ho sentito dire così tante volte che alla fine ho scelto io.” Il primo impatto con la realtà è arrivato all’università: un’aula piena di sole donne. “Lì ho capito quanto fosse inusuale questa scelta.”
Storicamente, infatti, l’ostetricia è stata a lungo una professione esclusivamente femminile. Solo nel 1977, in Italia, è stato aperto ufficialmente l’accesso anche agli uomini. “Un caso raro nella storia: qui non sono state le donne a conquistare uno spazio, ma gli uomini a poter entrare in un ambito a loro vietato.” Oggi, chi scopre il suo lavoro reagisce spesso con sorpresa, ma anche con curiosità. “C’è l’idea che sia un mestiere poetico, legato alla nascita. Ed è vero: è un grande privilegio, ma anche una grande responsabilità.” Il lavoro, però, è molto più ampio di quanto si immagini: dalla gravidanza al parto fino al post partum. E non sempre è riconosciuto come dovrebbe. “Le professioni di cura oggi sono spesso sottovalutate, ed è questo l’aspetto più difficile.” Con le pazienti, il genere conta sempre meno. “Raramente qualcuna chiede di non essere seguita da un uomo. Oggi si guarda soprattutto alla qualità dell’assistenza.”
Gli stereotipi, però, esistono ancora, anche nei dettagli quotidiani. “Sul mio badge c’era scritto ‘ostetrica’. La figura maschile non era nemmeno prevista dal sistema.” Piccoli segnali di un cambiamento ancora in corso, che lui affronta con naturalezza: “Le cose cambiano poco alla volta.” Per lui, la presenza maschile nella professione è una risorsa. “Uomini e donne possono avere approcci diversi: integrarli arricchisce tutti, pazienti e team. Per le pazienti significa poter contare su sensibilità e prospettive diverse, mentre per il gruppo di lavoro è un’opportunità di confronto continuo e crescita reciproca. Ma la vera differenza la fanno sempre competenze e formazione, si va oltre il genere, dipende soprattutto dalle persone.” E a chi teme il giudizio, lascia un messaggio semplice: “Seguite quello che vi piace, senza farvi frenare dagli altri. Il giudizio c’è sempre, ma pesa meno quando si fa ciò in cui si crede”.
Iron Woman: la resistenza è donna

Silvia Barducci, iron Woman e triatleta / Silvia Barducci al traguardo © Sportograf
Non solo resistenza fisica ma anche tanta determinazione nel dimostrare che uno sport estremo può diventare sempre più femminile. Lo sa bene Silvia Barducci, farmacista bolzanina che ad aprile compirà 36 anni.
Appassionata di triathlon, gareggia nel circuito Ironman 70.3, la mezza distanza: 113 chilometri complessivi, con 1,9 di nuoto, 90 di ciclismo e 21,1 di corsa. Un impegno che richiede allenamento costante, disciplina e tanta organizzazione.
Il triathlon per lei è arrivato quasi per caso. “Ho sempre fatto sport”, racconta. All’inizio la corsa per diventare più performante in montagna, poi la bici e infine il nuoto. “A un certo punto ho capito che potevo unire tutte e tre le discipline.”
La prima gara è arrivata nell’aprile 2025 a Valencia. “Sono partita soprattutto per divertirmi.” Ma pochi mesi dopo, a Cervia, Barducci ha conquistato la slot che le permetterà di partecipare ai Mondiali in programma quest'anno in settembre a Nizza.
Allenarsi per una gara del genere significa ritagliare tempo ogni giorno. Tra lavoro in farmacia, casa e vita privata, Silvia dedica allo sport tra le 10 e le 18 ore di allenamento alla settimana. “Ogni giorno faccio qualcosa, a volte combino due discipline nello stesso giorno.”
Nel triathlon, però, non conta solo il fisico. “La mente è la quarta disciplina.” Restare concentrati per ore richiede equilibrio e capacità di ascoltarsi. L’obiettivo? “Arrivare al traguardo con il sorriso.”
Il triathlon è uno sport che lentamente si sta aprendo alle donne. Nel circuito internazionale le partecipazioni femminili sono ancora poche, ma stanno crescendo: all'ultima gara di Taupō in Nuova Zelanda si è arrivati al record del 43% di iscritte. “Tantissimo rispetto al passato”, dice Barducci. “Speriamo diventino sempre di più.”
Bagger, Motoren und Unikate

Helene Pichler, Baggermechanikerin / © privat
„Es ist faszinierend zu sehen, wie eine Maschine von Grund auf bis ins kleinste Detail funktioniert“, sagt die Eggnerin Helene Pichler. Als Baggermechanikerin hat sie Maschinen komplett neu aufgebaut: Sie hat Teile geschweißt, lackiert, eingestellt und getestet – jedes Gerät ein echtes Unikat. Einige dieser Bagger traten sogar die weite Reise nach Thailand und auf die Philippinen an.
Nach der Mittelschule schwankte sie zunächst zwischen zwei Welten: einer Lehre zur Konditorin oder zur Mechanikerin. Schnell merkte sie, dass ihr Herz stärker für Motoren schlägt. Nach dem Grundlehrgang begann sie ihre Lehre zur Baggermechanikerin und legte später die Gesellenprüfung als Kfz-Technikerin ab. Dabei war sie stets die einzige Frau – eine Situation, die besonders im Grundlehrgang nicht immer einfach war. „Doch ich hatte eine ganz feine Lehrerin, mit der ich reden konnte“, erinnert sie sich.
Auch in der Werkstatt war ein dickes Fell gefragt. „Als Frau musste ich immer alles doppelt beweisen. Gleich gut zu sein, hat oft nicht gereicht. Doch irgendwann stand ich drüber.“ Auch die Skepsis mancher Kunden bekam sie zu spüren: „In der Werkstatt wurde ich schon für die Sekretärin gehalten. Oder ich musste im Außendienst erst zeigen, dass ich weiß, wie Werkzeug richtig gehalten wird“, erzählt sie schmunzelnd.
Hochschwanger erlangte sie noch den C-Führerschein. Aktuell arbeitet die junge Mutter in einer Küche und leitet ehrenamtlich die Bibliothek in Graun, wo sie mittlerweile lebt. Ihre Leidenschaft für schwere Maschinen ist jedoch geblieben: „Wenn die Kinder etwas größer sind, möchte ich wieder Bagger fahren – am liebsten in Kombination mit der Arbeit als Betriebsmechanikerin.“
„Einfach da sein“ – Spiritualin und Vermittlerin zwischen den Welten

Sr. Gudrun Leitgeb, Spiritualin & Lehrerin / © Vinzentinum
„Für andere da sein – wie geht das eigentlich?“ Diese Frage stellte sich Sr. Gudrun Leitgeb, als sie 2023 ihr Amt als Spiritualin am Vinzentinum in Brixen antrat. Mittlerweile hat sich die gebürtige Antholzerin gut eingelebt. Sie ist die erste Frau, die von der Diözese Bozen-Brixen in diese Rolle berufen wurde. „Geistliche Begleitung war in Häusern wie dem Vinzentinum bisher reine Männersache“, erklärt sie.
Ihre Arbeit basiert auf Vertrauen und findet oft informell in Tür-und-Angel-Gesprächen statt. Neben den Schüler*innen, die sie mit Fragen wie „Was soll ich überhaupt auf dieser Welt?“ konfrontieren, hat sie auch für die Mitarbeitenden des Hauses ein offenes Ohr.
Parallel dazu wirkt sie als Religionslehrerin und gibt Griechisch-Nachhilfe. Das Unterrichten und die Weitergabe von Wissen sind ihr eine Herzensangelegenheit. Aber auch innerhalb ihrer Gemeinschaft, den Tertiarschwestern, engagiert sie sich, beispielsweise in der Verwaltung oder beim Vorbeten.
Dabei war es keineswegs vorgezeichnet, dass sie einen Weg als Ordensfrau einschlug. Ihr Bild von Klosterschwestern wandelte sich erst nach dem Studium, als sie die Tertiarschwestern persönlich kennenlernte. Dort fand sie eine Gemeinschaft vor, „in der auch weltliche Themen unvoreingenommen diskutiert werden“.
Sr. Gudruns Alltag steckt voller Kontraste: Eben noch sitzt sie am Sterbebett einer Mitschwester, kurz darauf ist sie von einer lebhaften Gruppe Mittelschüler*innen umgeben. Aus diesem Spannungsfeld heraus definiert sie sich als „Vermittlerin zwischen verschiedenen Welten“. Letztlich lassen sich ihre Kernaufgaben in wenigen Worten zusammenfassen: „Zuhören und einfach da sein“, so Sr. Gudrun.
Insegna alle donne come farsi rispettare

Silvana Vetere, istruttrice di difesa personale / © privat
“Mettere al centro della sicurezza la testa è il miglior modo di difendersi.” Da qui parte il lavoro di Silvana Vetere, istruttrice di Krav Maga, metodo di autodifesa israeliano. Originaria della Calabria, da anni residente nel capoluogo altoatesino, guida corsi di difesa personale pensati per donne dai 14 anni in su. Il percorso attira ragazze e donne di età diverse. In palestra si incontrano studentesse, madri e figlie che decidono di frequentare insieme. “La sicurezza riguarda tutte. Lavoriamo molto sull’autostima: postura, stretta di mano, modo di presentarsi. Non per gli altri, ma per noi stesse. Prima dobbiamo credere in noi.” Il suo approccio è anche educativo. Silvana parla molto con le allieve, più di quanto si combatta. “Qui i pugni non si tirano: si impara soprattutto a evitare lo scontro. Si insiste su ciò che viene prima dello scontro: osservare, prevenire, comunicare sicurezza. A volte basta ascoltare l’istinto quando qualcosa non torna.” Un'istruttrice donna comprende bene le paure e il vissuto delle allieve, creando un ambiente sicuro e aperto.
Non mancano gli stereotipi. “Tengo anche corsi misti e sono gli uomini a stupirsi quando scoprono che l’istruttrice sono io. Mi guardano e dicono: ah, l’istruttore sei tu? Minuta così insegni a difendersi?” In molte discipline di difesa personale le istruttrici sono ancora poche, quindi ci sono meno modelli femminili e meno reti professionali tra donne. In ambienti prevalentemente maschili, capita spesso che una donna senta di dover dimostrare più competenza per essere presa sul serio. “Anche fuori dalla palestra ci sono resistenze culturali da parte degli uomini.” Ma lei sorride e il messaggio è chiaro: le donne sono forti, soprattutto quando sono unite. “Il cosiddetto sesso debole non esiste. La nostra forza è soprattutto mentale, nel modo in cui ci poniamo e nel rispetto che pretendiamo. Alle donne dico sempre: fatevi rispettare e vogliatevi bene. Non permettete a nessuno di sottomettervi.”