Role Models | Der ëres-Fragebogen

Daniela Dejori

// Alessia Galeotti //
23 anni, di Santa Cristina in Val Gardena, è atleta dell’Esercito Italiano e pratica la combinata nordica, disciplina che unisce salto con gli sci e sci di fondo. Gareggia in Coppa del Mondo ma non alle Olimpiadi, perché il suo sport non è ancora ammesso al femminile.
© nocogirls Flawia K
Daniela, come sei diventata una combinatista nordica?
Ero in terza elementare. Si erano da poco disputati i Mondiali di salto a Oslo e a scuola fu invitata a parlarne l’atleta gardenese Elena Runggaldier, vicecampionessa del mondo. Portò con sé l’attrezzatura, ci raccontò cosa significa saltare e vivere questa disciplina sportiva. Tornai a casa entusiasta e dissi ai miei genitori che avevo trovato il mio sport. Avevo solo nove anni, così iniziò tutto.
Qual è la differenza tra uomini e donne nel tuo sport?
Dal punto di vista sportivo le differenze sono minime: utilizziamo lo stesso trampolino e affrontiamo prove molto simili. Nello sci di fondo noi gareggiamo sui 5 chilometri, gli uomini sui 10. Ma la vera differenza riguarda la storia di questa disciplina. Gli uomini sono presenti da oltre un secolo e hanno partecipato alle prime Olimpiadi già nel 1924. Le donne invece sono arrivate molto più tardi: la Coppa del Mondo esiste solo dal 2020 e la disciplina è stata inserita nei Mondiali solo negli ultimi anni. Alle Olimpiadi, però, la combinata nordica femminile non è prevista.
Come atleta ti senti discriminata per non aver avuto la possibilità di gareggiare alle Olimpiadi?
Sì. Le motivazioni che sono state date dal comitato olimpico non rappresentano davvero la realtà del nostro sport. Si è detto che ci sarebbe stata poca varietà di nazioni sul podio, ma negli ultimi anni il movimento si è allargato molto. Si dice anche che siamo poche, ma in Coppa del Mondo siamo più di quaranta atlete. La cosa più difficile è vedere i nostri colleghi uomini prepararsi per i Giochi, mentre noi ci alleniamo con lo stesso impegno e la stessa intensità ma non possiamo partecipare. Al massimo possiamo fare da apripista: è frustrante perché i sacrifici sono identici.
Quale messaggio daresti alle ragazze che si avvicinano a questa disciplina?
Direi di seguire la propria passione, indipendentemente da ciò che potrà succedere in futuro. Anche se oggi non si può ancora diventare campionesse olimpiche in questa disciplina, la passione per lo sport vale più di qualsiasi titolo. L’Olimpiade è una gara importante, ma non è tutto. Se uno sport ti fa battere il cuore, allora vale la pena impegnarsi, sognare e crederci fino in fondo.
Sei femminista? Cosa significa essere femminista per te?
Sì, posso dire di esserlo a testa alta. Per me significa lottare perché donne e uomini abbiano le stesse opportunità, senza discriminazioni. Vuol dire poter scegliere liberamente la propria strada, nello sport come nella vita, e avere le stesse possibilità di realizzare i propri sogni.

Editorial

Rollen - Ruoli

Sie prägen unsere Entwicklung, unser Verhalten, unsere Lebensentwürfe: Rollenbilder. Was aber, wenn wir gesellschaftlichen Erwartungen nicht entsprechen, traditionelle Muster überwinden, aus der Rolle fallen? In dieser ëres-Ausgabe zeigen wir Menschen, die vermeintlich ungewöhnliche Rollen innehaben, die ungeachtet aller konventionellen Maßstäbe ihren eigenen Weg gehen, die Schranken durchbrechen, Zuschreibungen hinter sich lassen und „ihr Ding machen“. Dass das bei Weitem nicht immer einfach ist, davon erzählen diese Frauen (und ein Mann) in unserer Titelgeschichte.
Es geht in dieser Ausgabe jedoch nicht nur um die schönen Seiten des Frau*-Seins, sondern auch um die Hindernisse, Vorurteile und Hürden, denen wir immer wieder begegnen – im Alltag und nicht zuletzt im Berufsleben. Dass Frauen und Männer bis heute für gleiche Arbeit nicht gleich bezahlt werden, ist eine Ungerechtigkeit, die wir nicht akzeptieren können. Anlässlich des Equal Pay Days am 17. April gilt es einmal mehr, aufzurütteln und auf diesen Missstand und all seine Folgen – Stichwort Altersarmut – aufmerksam zu machen.

Wir wünschen Ihnen eine gute Lektüre, Maria Pichler - Chefredakteurin